5 novembre 2025 – 29 gennaio 2026
Studio Casoli inaugura l’apertura della nuova sede a Roma con una mostra dedicata a Getulio Alviani, maestro dell’arte cinetica e programmata. Figura di riferimento della ricerca ottico-percettiva del secondo dopoguerra, Alviani ha ridefinito il concetto stesso di visione, trasformando la luce da elemento immateriale a materia costruttiva. Nel 1965 si proponeva di “costruire la luce, non rappresentarla: farla divenire struttura concreta.”
La mostra, realizzata in collaborazione con Diora Fraglica e con il Centro Studi Archivio e Ricerche Getulio Alviani, segue la scia della grande retrospettiva ospitata all’Istituto Italiano di Cultura di Tokyo nel 2025, riaffermando la centralità del linguaggio dell’artista nel contesto internazionale.
Quattordici opere realizzate tra il 1962 e il 1990, attraversano le tappe fondamentali della ricerca dell’artista. Le Superfici a testura vibratile dei primi anni Sessanta, opere fondative nella definizione della sua poetica, aprono un campo percettivo in cui la luce diventa fenomeno dinamico, mutevole, capace di reagire al movimento.
Le opere superano la concezione di immagine fissa, non si contemplano soltanto, vivono nel tempo e si scoprono muovendosi, osservando e partecipando. Alviani modella la luce: la cattura, la riflette, la moltiplica, rendendola materia viva e cangiante.
“Alviani va oltre, e il suo “oltre” lo scopre in un fatto terrestre come la tecnica. Questo è il punto nuovo: poter dire che si è imprigionata una cosa ultraterrena con uno strumento terreno; portare la luce nel piano liscio della superficie artistica, ma intanto dargli un ordine, una misura, una armonia, una ragion pitagorica. Insomma, dice Alviani, con le nostre umili mani possiamo costruire (o ri-costruire) perfino la luce.” [Maurizio Fagiolo dell’Arco, 1966]
Getulio Alviani (Udine, 1939 – Milano, 2018) è stato tra i protagonisti dell’arte cinetica e programmata italiana. Nel 1962 partecipa alla mostra Arte Programmata organizzata da Olivetti a Venezia. Entra in contatto con Josef Albers e Max Bill e aderisce al movimento internazionale Nove Tendencije, accanto a Castellani, Manzoni e al Gruppo N. Nel 1965 prende parte alla storica mostra The Responsive Eye al MoMA di New York, che consacra l’arte ottica a livello internazionale. Successivamente espone in numerosi musei e biennali nel mondo, dirigendo negli anni Settanta e Ottanta il Museo d’Arte Moderna di Ciudad Bolívar in Venezuela. Tra le esposizioni principali si ricordano Arte programmata e cinetica 1953-1963 (Palazzo Reale, Milano, 1983), Open Ends (MoMA, New York, 2000) e Dynamo (Grand Palais, Parigi, 2013).